LE EMORROIDI
Sono "cuscinetti vascolari" costituiti da dilatazioni venose inserite in una rete formata da fibre muscolari liscie e da tessuto elastico e fibroso. Sono rivestite da mucosa e sono situate nella parte inferiore del retto, al confine con il canale anale.
Le emorroidi partecipano al complesso sistema della continenza fecale e contribuiscono durante la defecazione ad "accompagnare" le feci all'esterno riducendo il trauma anale.
Solo quando causano disturbi si parla di "malattia emorroidaria".
Uomini e donne sono colpiti allo stesso modo, anche se le donne sono più a rischio: la gravidanza ed il parto sono due momenti in cui l'aumento della pressione addominale può causare la comparsa o la riacutizzazione delle emorroidi. Particolarmente frequenti nei paesi civilizzati (4-5% della popolazione), soprattutto in età avanzata (45-65 anni).
Secondo la teoria fisiopatologica più comunemente accettata, in presenza di stipsi cronica o di abitudine allo sforzo prolungato durante la defecazione, i "cuscinetti anali" verrebbero progressivamente a perdere elasticità diventando più sensibili sia agli aumenti pressori durante la defecazione che al trauma causato dallo stesso bolo fecale, tendendo così ad una graduale dislocazione verso l'esterno. Resta ancora da chiarire l'esistenza di una suscettibilità individuale verso tale patologia, sicuramente influenzata da fattori socio-economici, culturali e psicologici. In base alla sede anatomica da cui traggono origine possono essere suddivise in emorroidi "interne" ed "esterne". A seconda delle dimensioni e del grado di sfiancamento (cioè della possibilità di essere riposizionate dopo la fuoriuscita) possono essere classificate in quattro gradi:
1° GRADO: semplici dilatazioni venose all'interno del canale anale.
2° GRADO: dilatazioni venose che fuoriescono dal canale anale durante l'evacuazione ma mantengono l'elasticità per ritornare spontaneamente nella normale sede anatomica.
3° GRADO: le emorroidi prolassano all'esterno dell'ano durante l'evacuazione e devono essere riposizionate con l'aiuto delle dita avendo perso la normale elasticità tissutale.
4° GRADO: presenza di prolasso permanentemente esterno, che ha perso la capacità di rimanere all'interno dopo il riposizionamento manuale.
I seguenti sintomi sono particolarmente comuni nella "malattia emorroidaria" (ma presenti anche in altre patologie ano-rettali, anche tumorali):
- Sanguinamento (sangue rosso vivo), visibile sulla carta igienica, "a gocce" o "a spruzzo", in genere al termine della defecazione.
- Prolasso più o meno accentuato del plesso emorroidario interno che si verifica durante la defecazione ma anche dopo stazione eretta prolungata od in seguito a sforzi fisici.
- Prurito spesso accompagnato da senso di "ano umido".
- Dolore, in genere di tipo urente, oltre a "senso di peso" e "tensione" anale.
- Insorgenza a carattere acuto di nodulo/i esterni duri e dolenti (trombosi emorroidaria causata dalla formazione di coaguli nell'ambito del plesso emorroidario esterno).
NB: anche se non vi è alcuna correlazione tra emorroidi e cancro, molti dei suddetti sintomi possono essere comuni alla presenza di un cancro del retto o dell'ano. Ciò rende indispensabile una visita coloproctologica: ogni trattamento effettuato senza una visita specialistica può essere causa di un ritardo nella diagnosi e nella terapia di un'eventuale neoplasia.
L'indirizzo terapeutico varia a seconda del grado e dell'eventuale presenza di complicanze.
Terapia medica:
Le più importanti "norme igienico-dietetiche" per i pazienti affetti da "malattia emorroidaria" sono le seguenti:
- assumere regolarmente una corretta quantità di fibre vegetali incrementando il consumo di frutta e verdura.
- garantire un'adeguato apporto idrico giornaliero (almeno 1,5-2 litri).
- ridurre il consumo di alcool, caffè, cioccolato, cibi speziati o piccanti, insaccati.
- correggere la diarrea, se presente.
- evitare di spingere molto o troppo a lungo durante la defecazione.
- praticare bidè con acqua tiepida-calda, più volte al giorno, per ridurre lo spasmo in caso di crisi dolorose.
Negli attacchi acuti, per lo più causati da trombosi emorroidaria, questi presidi possono essere di aiuto, insieme all'uso di analgesici, all'assunzione di farmaci ad azione vasoattiva e vasotonica e soprattutto al riposo a letto per alcuni giorni. Se il dolore non si attenua lo specialista potrà effettuare ambulatoriamente una piccola incisione in anestesia locale per asportare il/i coagulo/i. Di fronte a quadri molto estesi di trombosi può comunque essere necessario un ricovero.
Per emorroidi di 2° o 3° grado esistono terapie ambulatoriali quali:
- SCLEROTERAPIA: iniezione al di sopra del gavocciolo emorroidario di una sostanza irritante che, provocando una reazione infiammatoria, favorisce l'obliterazione del plesso venoso riducendo così il volume emorroidario.
- LEGATURA ELASTICA: alla base del nodulo emorroidario si applicano, senza che sia necessaria alcuna anestesia, uno o più anellini elastici che nell'arco di una settimana provocano la caduta del nodulo stesso senza causare dolore. L'espulsione degli anellini non viene rilevata dal paziente se non per una lieve perdita ematica che non deve spaventare.
- CRIOTERAPIA: attraverso l'applicazione sul gavocciolo emorroidario interno, per alcuni minuti, di una sonda raffreddata con protossido d'azoto od azoto liquido si provoca la distruzione del tessuto.
Con l'INTERVENTO CHIRURGICO il coloproctologo può praticare svariate tecniche, più o meno invasive, per il trattamento della malattia emorroidaria di 3° e 4° grado o di emorroidi complicate. La scelta del tipo di intervento dovrà essere individualizzata a seconda della prevalenza della componente prolasso, della componente esterna, della presenza o meno di spasmo sfinteriale o di svariati altri fattori.
DEARTERIALIZZAZIONE EMORROIDARIA TRANSANALE (metodo THD www.thdlab.it): si tratta di un moderno approccio mininvasivo alla malattia emorroidaria di 2°- 3° grado che non prevede l'asportazione delle emorroidi stesse. Mediante una sonda doppler a contatto con la mucosa vengono individuate le sei arterie che apportano sangue ai plessi emorroidari.
Successivamente queste arterie vengono suturate riducendo così l'apporto ematico e decongestionando i cuscinetti emorroidari. Nel corso dell'intervento può anche essere corretto l'eventuale prolasso mucoso ripristinando, quando possibile, la condizione fisiologica naturale.
L'EMORROIDECTOMIA è il trattamento riservato ai casi che non possono essere trattati ambulatoriamente o che non hanno tratto beneficio da altre terapie. Esistono molte tecniche che hanno in comune la rimozione della colonna emorroidaria interna-esterna mediante forbici od elettrobisturi o strumenti più sofisticati (laser, bisturi a radiofrequenza etc.). Dopo escissione le ferite possono essere trattate "per prima intenzione" cioè tramite sutura delle medesime (tecnica chiusa) oppure per seconda intenzione, lasciando le ferite aperte (tecnica aperta).
I pazienti necessitano in genere di un ricovero di 24 ore e possono essere operati in anestesia locale, regionale o generale. Attualmente esistono validi protocolli di terapia per il controllo del dolore e dei disturbi postoperatori.
Una nuova tecnica prevede l'uso delle suturatrici meccaniche circolari. La MUCOPROLASSECTOMIA CON SUTURATRICE MECCANICA viene utilizzata nella malattia emorroidaria di 3° grado con prevalenza di prolasso mucoso. Le emorroidi non vengono asportate ma riposizionate nella parte alta del canale anale (anopessia).
Se eseguita con le corrette indicazioni tale tecnica comporta minor dolore postoperatorio e più rapido ritorno alle normali attività.