Dott. Diego Segre

Chirurgo Colonproctologo

RETTOCOLITE ULCEROSA


Patologie
La rettocolite ulcerosa (RCU) è una "malattia infiammatoria cronica dell'intestino" in cui la mucosa del colon-retto va incontro ad un processo infiammatorio di grado ed estensione variabili. La RCU risulta più frequente nei paesi maggiormente industrializzati, soprattutto in ambienti cittadini. Non vi sono differenze significative di incidenza tra sesso maschile e femminile. Il maggior picco di frequenza della malattia è raggiunto tra la terza e la sesta decade d'età ma può colpire in qualunque età, anche in età pediatrica.


L'eziologia della RCU non è a tutt'oggi del tutto chiara. Tra le ipotesi più fondate vi è quella di un disordine genetico, ascrivibile all'alterazione di un solo gene o di una combinazione di geni. Esistono poi fattori immunologici e forse infettivi in grado di scatenare la malattia.



Già l'anamnesi e l'esame delle feci (per escludere infezioni batteriche o virali) consentono di porre il sospetto diagnostico di RCU, sospetto che va comunque confermato mediante l'esecuzione di una rettosigmoidoscopia o di una coloscopia che forniscono una visione diretta del processo infiammatorio e consentono di effettuare prelievi bioptici in più punti, al fine di valutare anche il grado di attività della malattia. Al controllo endoscopico la mucosa del retto e del colon appare iperemica, fragile, facilmente sanguinante al contatto con lo strumento. Nelle forme più gravi sono presenti ulcerazioni, sempre superficiali ma anche molto estese e diffuse. L'istologia evidenzierà spesso la presenza di microascessi ed infiltrati infiammatori.


I sintomi variano a seconda del grado di attività della malattia e soprattutto dell'estensione della zona colpita: la RCU può infatti coinvolgere solo il retto o tutt'al più il sigma terminale (proctite), estendersi fino alla flessura sinistra (colite sinistra), interessare anche il colon trasverso (colite estesa) o tutto il colon (pancolite o colite totale). La malattia esordisce di solito con una serie di attacchi di diarrea frammista a sangue e coliche addominali. Tali attacchi possono accompagnarsi a febbre, con vere e proprie emorragie ma più comunemente iniziano in maniera insidiosa con tenesmo e dolori crampiformi ai quadranti inferiori dell'addome. Frequentemente la malattia alterna periodi di acutizzazione a periodi di remissione, anche lunghi. Nelle forme caratterizzate da un interessamento esteso della mucosa intestinale può esservi perdita di peso, febbre, tachicardia, aumento della VES, fino a fenomeni di disidratazione con grave ipoalbuminemia ed ipopotassiemia. La RCU può anche essere causa di manifestazioni extraintestinali tra cui l'artrite periferica, la spondilite anchilosante, l'uveite, l'eritema nodoso. Nei bambini il mancato assorbimento, attraverso la mucosa lesionata, delle sostanze necessarie al regolare accrescimento, può provocare un ritardo dello sviluppo fisico e talvolta anche psichico.


Negli attacchi lievi o moderati, tipici della proctite o della colite ulcerosa sinistra, in cui le scariche non superano mai le 5-6 al giorno, si tende a privilegiare il trattamento locale, ovvero l'uso di farmaci somministrati per via rettale. Il principio attivo, somministrato sotto forma di clisma, supposte o preparazioni a base di schiuma è il 5-ASA ovvero la parte attiva della molecola salazopirina, che agisce localmente sulla mucosa del colon. Una piccola percentuale di pazienti ( non oltre il 15%) non risponde a questa terapia "standard" e necessita di cortisonici per via sistemica.
Nel caso che la malattia esordisca con un'attacco severo, con più di sei scariche giornaliere di feci muco-sanguinolente e con disturbi generali, occorre sempre il ricovero in ospedale. Il paziente viene quindi sottoposto ad un trattamento intensivo con alte dose di cortisone oltre ad infusione di soluzioni elettrolitiche e plasma. In alcuni casi si ricorre alla terapia con farmaci immunosoppressori come la ciclosporina, sempre per via endovenosa.
Alla terapia chirurgica si può ricorrere o come terapia alternativa in caso di fallimento della terapia medica, nelle forme severe, oppure come scelta terapeutica nel caso di impoverimento della qualità di vita o di scarsa risposta alla terapia medica. Le opzioni chirurgiche sono fondamentalmente due: la prima (colectomia subtotale con ileorettostomia) consiste nell'asportazione del colon malato abboccando l'ileo terminale ad un piccolo tratto residuo di retto la cui mucosa dovrà essere comunque controllata e sottoposta a terapia locale a tempo indeterminato. L'altro intervento, di più recente introduzione, consiste, dopo colectomia totale, nella ricostruzione di una nuova tasca rettale con l'ultimo tratto di ileo e nel suo abboccamento con il margine anale (anastomosi ileo-anale su pouch). Il vantaggio principale consiste nell'eliminazione completa della mucosa interessata dalla malattia.